 |
Fra gli uccelli da gabbia più amati spicca il cardellino,dal latino carduelis
che deriva dal nome del vegetale carduus (cardo) dei cui semi è ghiotto.
Prevalentemente silvestre, nel passato abbandonava il fitto bosco solo per la
ricerca di cibo. Oggi invece lo si trova anche tra le case, nei giardini e negli
orti. L'uomo ha da tempo scelto il cardellino come uno dei più amati cantori da
allevare in gabbia e in voliera. Dapprima il cardellino veniva tenuto in gabbia
solamente per il canto. In secondo tempo si cominciarono a incrociare con questo
fringillide altri uccelli da canto come il canarino per ottenere dei
soggetti vocati al canto quanto i canarini, ma con le capacità vocali dei
cardellini, poiché gli ibridi di cardellino si sono rivelati eccellenti cantori
ed anche uccelli di una certa bellezza, l'allevamento del cardellino è continuato. La
legge italiana vieta la cattura ed il commercio dei soggetti selvatici; non vieta
invece di allevare e commerciare soggetti nati in cattività, identificabili per
l'anellino alla zampa, né quelli importati secondo le disposizioni che prevedono
documenti che ne attestino la provenienza.
l cardellino ha una
vita media alquanto breve,attorno ai sei anni,ma in compenso è una vita
attivissima, quasi frenetica. Il maschio è caratterizzato da: testa
con calottina nera e tipica mascherina rosso-arancio, dorso bruno, groppone
grigio-biancastro, ali e coda nere con tipiche "perle" bianche, barratura alare
giallo oro tipica dei carduelidi, ventre bianco, petto bianco inquinato di bruno
(più si scende, maggiore è la carica di bruno).
Le femmine differiscono dai maschi per
piccoli dettagli che solo l'occhio più esperto e specializzato riesce a
cogliere: la testa è più arrotondata, la mascherina non oltrepassa l'occhio, la
spallina (piccole copritrici alari) è grigio-verdastra anziché nera (quest'ultimo
particolare è molto utile per distinguere il sesso dei novelli nei primi mesi di
vita).Formare
coppie di cardellini non è difficile,il difficile è farli riprodurre. Questi
uccelli si riproducono con maggior frequenza in voliera piuttosto che in gabbia
.-Le gabbie non dovrebbero essere di
misura inferiore ai 90 cm . Buona norma posizionarle quanto più in alto
possibile, allo scopo di far sentire le femmine più sicure . Per garantire una maggiore tranquillità alla cardellina
conviene riparare i nidi durante la cova e
l’allevamento dei nidiacei con piante ornamentali di plastica oppure della semplice rete
verde sempre in plastica del tipo usato per proteggere le piante di agrumi o i
rametti in plastica degli alberi di Natale. Basterà attaccare il materiale alle sbarre in modo da coprire
la zona dove risiede il portanido, schermando
parzialmente anche la zona superiore. Come materiale per la costruzione del nido useremo della iuta, e dell’ovatta
vegetale. Per formare una coppia possiamo lasciare che i due soggetti svernino insieme
creando così un buon affiatamento. Con questo metodo la femmina in particolare non accetterà altri
maschi che quello che ha imparato a conoscere, per cui se il maschio dovesse
morire o decidessimo di sostituirlo con un altro si correrebbe il rischio di
decondizionare irrimediabilmente la femmina. L’alternativa è mantenere i sessi
separati fino a che non incomincino a dare segni di essere pronti per
l’accoppiamento, i maschi con il canto forte e ripetuto, le femmine effettuando
la cosiddetta ruota e svolazzando per la gabbia. A questo punto potremo tentare
di formare le coppie facendo uso per qualche giorno di un divisorio, in modo da
impedire che i due litighino. Accertato il reciproco gradimento, potranno essere
uniti. le femmine
giovani talvolta possono dare qualche problema, tipo deposizione fuori dal nido o rifiuto
di covare. Nel primo caso conviene abbassare i posatoi il più possibile e
tentare di recuperare le uova grazie ad uno strato di gommapiuma o uno straccio
disposto sul fondo senza le griglie. In questo modo le uova salvate potranno essere
affidate ad una balia. Se invece la cardellina, che normalmente inizia a covare
dal terzo uovo in poi, non dovesse mostrare alcuna intenzione in tal senso,
conviene lasciare comunque delle uova di plastica per qualche giorno nel nido e
dare a balia quelle vere. Non di rado qualche femmina inizia a covare dopo
qualche giorno dalla fine della deposizione a causa di un ritardo nella
formazione delle placche di incubazione. Se invece tutto procede per il meglio,
la cardellina inizierà a covare assiduamente uscendo dal nido solo per nutrirsi.
Per tutta la durata della cova l’alimentazione dovrà essere leggera ed
abbastanza spartana. In pratica composta dai soli semi, in modo da non
sovraccaricare l’apparato digerente. Le verdure vanno abolite così come i cibi
proteici. Il maschio, una volta operata la sostituzione delle uova, andrebbe
separato e posto in una gabbietta attigua dove la compagna possa vederlo, in
modo che non decida di abbandonare la cova. Trascorsi 5 o 6 giorni potremo
allontanarlo per impiegarlo con altre femmine oppure lasciarlo dove si trova per
valutare di ricongiungerlo quando i pullus avranno 7-8 giorni. Alcuni maschi si
comportano in modo irreprensibile, imbeccando la femmina in cova ed i pulcini
fino allo svezzamento. Tuttavia l’ambiente ristretto della gabbia spesso induce
nel maschio comportamenti anomali, che variano dalle continue molestie alla
femmina fino alla rottura delle uova e persino l’uccisione dei piccoli appena
nati. Per questo motivo c'è chi usa separarli appena terminata la deposizione,
per rimetterli quando i piccoli hanno una settimana circa. La presenza del maschio, quando decide di collaborare,
consente una ulteriore nidificazione in un arco di tempo più breve.
Infatti con il maschio che provvede allo svezzamento dei novelli, la femmina può
dedicarsi senz’altro ad una seconda covata. Attenzione però a separare il padre
insieme ai giovani che altrimenti potrebbero imbrattare di feci il nuovo nido e
le uova. Nel caso in cui la cura dei giovani sia affidata alla sola femmina
bisognerà rimuovere il vecchio nido e non fornire materiale per il nuovo in modo
da non stimolarla ad una seconda cova. Dopo circa 25-30 giorni dalla nascita i
piccoli inizieranno a mangiare da soli e potremo consentirle di dare l’avvio ad
una seconda cova. I
piccoli nascono dopo tredici giorni di incubazione.
Durante i primissimi giorni di vita è bene non disturbare la madre, salvo una visita giornaliera per valutare lo stato di salute dei
piccoli. Se il giorno seguente la nascita i cardellini si presenteranno floridi
e vitali vorrà dire che tutto procede per il meglio. Se al contrario appariranno
disidratati e deboli occorrerà valutarne lo spostamento sotto una balia. Con la schiusa forniremo alla madre tutti quegli alimenti ad alto
valore nutritivo che avevamo smesso di somministrare durante la cova, onde
stimolarla a nutrirsi ed imbeccare la prole. Normalmente, dopo giorni di
“privazioni” la femmina si mostrerà famelica e non tarderà ad alimentare i
piccoli. In genere le cardelline,
se in perfetta salute, si rivelano delle ottime madri e allevano senza problemi
anche 5 piccoli per covata.